{"id":973,"date":"2015-04-27T19:25:20","date_gmt":"2015-04-27T17:25:20","guid":{"rendered":"http:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=973"},"modified":"2015-04-27T19:25:20","modified_gmt":"2015-04-27T17:25:20","slug":"le-verita-di-expo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=973","title":{"rendered":"Le verit\u00e0 di EXPO"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><i>Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce.<\/i><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/span>Walter Benjamin, <i>Parigi capitale del XIX secolo<\/i><\/p>\n<p class=\"p4\"><i> L&#8217;inverno sta arrivando<\/i><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/span>Motto della Casa Stark nella serie TV <i>Game of<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Thrones<\/i>, apparso come graffito a Gezi Park durante la rivolta del 2013.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Sull\u2019Expo 2015 di Milano, a circa due settimane dalla cerimonia per la sua inaugurazione, sono gi\u00e0 state dette molte cose. Dal terrorismo mediatico sulle infiltrazioni dei black bloc nelle manifestazioni di contestazione all\u2019evento, alle inchieste sugli sprechi di fondi pubblici e sugli scandali relativi alla gestione Expo.<\/p>\n<p class=\"p8\">Quello che a noi sembra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il vero problema dell&#8217;Expo, per\u00f2, non \u00e8 lo \u00abspreco dei soldi pubblici\u00bb o il \u00abnon serve a nulla\u00bb; non \u00e8 la \u00abcorruzione\u00bb o il \u00abtutto gi\u00e0 visto\u00bb, insomma, quel genere di critica contro le Esposizioni universali che si ripete senza alcuna novit\u00e0 dalla fine dell&#8217;800. La critica populista o benecomunista alle opere del capitale \u00e8 come sempre impotente nel suo moralismo piagnucoloso e, per di pi\u00f9, del tutto prevista e assunta dalle stesse Esposizioni lungo tutta la loro storia. Non dimentichiamo che le Esposizioni sono state concepite <i>per<\/i> il popolo, i suoi primi entusiasti sostenitori furono dei sansimoniani, dei socialisti dediti all&#8217;elevazione spirituale dei lavoratori. L&#8217;Esposizione \u00e8, per sua natura<i>, <\/i>progressista. Ogni volta, dal concepimento del modello \u201cEsposizione universale\u201d ad oggi, \u00e8 la totalit\u00e0 del mondo che deve essere esposta, quindi tesi e antitesi vanno incorporate e portate a sintesi.<\/p>\n<p class=\"p8\">La questione non \u00e8 nemmeno quella di metterne in evidenza la <i>falsit\u00e0 <\/i>mondana<i> <\/i>come conferma dell&#8217;inautenticit\u00e0 di \u201cExpo e del suo mondo\u201d.<\/p>\n<p class=\"p8\">Al contrario, quello che ci sembra pi\u00f9 significativo far emergere, \u00e8 la <i>verit\u00e0 <\/i>che Expo incarna<i>: <\/i> la verit\u00e0 di questo mondo. A questa ne andrebbe contrapposta un&#8217;altra, una verit\u00e0 che invece di criticare si sappia <i>esporre <\/i>essa stessa in quanto mondo, e facendolo destituisca la pretesa totalizzante dell&#8217;Esposizione e della sua critica.<\/p>\n<p class=\"p8\">Non ci sono due mondi che si affrontano, c\u2019\u00e8 un solo mondo <i>vissuto <\/i>differentemente. Quello del capitale si vive come univoco, unilineare, omogeneo, vuoto; quello dei rivoluzionari \u00e8 un mondo fatto da una pluralit\u00e0 di mondi, in cui le linee si moltiplicano, si incontrano e si scontrano in una pienezza traboccante.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Le Esposizioni universali hanno almeno questo di genuino: <i>espongono<\/i> il funzionamento del mondo-merce, il credo della sua religione e anche la sua tendenza profetica. Esse catturano un insieme di desideri e di paure proprie della nostra epoca e ne fanno una sintesi, generalmente espressa attraverso un oggetto o una produzione particolare \u2013 prima fu la grande industria, poi furono le ferrovie, un&#8217;altra volta la telefonia, etc. &#8211; che viene restituita al mondo in quanto <i>fantasmagoria<\/i>. \u00c9 cos\u00ec che Marx e poi Benjamin definivano l&#8217;atmosfera dell&#8217;Esposizione, cio\u00e8 un luogo in cui compaiono delle cose il cui valore d&#8217;uso \u00e8 sospeso e occupato totalmente da quello di scambio il quale, a sua volta, viene trasfigurato in un&#8217;atmosfera da sogno attraverso cui la popolazione si <i>distrae<\/i>, da s\u00e9 e dagli altri, godendo della propria estraneazione. Ecco perch\u00e9 non ci si deve scandalizzare per il fatto che migliaia di giovani <i>vogliono <\/i>lavorare gratis nell&#8217;Esposizione: \u00e8 l&#8217;unica esperienza estatica che al momento gli \u00e8 dato di vivere.<\/p>\n<p class=\"p8\">Le cose esposte, in quanto feticci, possono essere solo ammirate, mai toccate, tanto meno usate. Ammirare il mondo in quanto cosa astratta, merce cio\u00e8, e perdersi in essa: ecco l&#8217;esperienza metafisica che l&#8217;Expo promette al prezzo di una modesta cena in trattoria.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Cos\u00ec l&#8217;insieme di desideri e paure, trasformati in un dispositivo fantasmagorico, che l&#8217;Expo milanese del 2015 rovescia sinteticamente nel mondo, \u00e8 abbastanza facile da comprendere. La natura, il cibo, la fatica dello sviluppo, la casa, l&#8217;essere in salute, in una parola: l&#8217;esperienza dell&#8217;abitare nell&#8217;epoca dell&#8217;Antropocene. Questa \u00e8 la verit\u00e0 di Expo. Ma queste sono anche le verit\u00e0 e i desideri che dobbiamo liberare dal suo dispositivo se vogliamo dargli la forma di una vita.<\/p>\n<p class=\"p8\">L&#8217;Antropocene \u00e8 la definizione che gli scienziati danno della nuova epoca geologica iniziata nel XVIII secolo, al momento cio\u00e8 della prima industrializzazione e dell&#8217;affermazione del capitalismo. A partire da quel secolo gli umani diventano essi stessi degli \u201cagenti geologici\u201d, al pari dei vulcani con la loro lava, o dei fiumi con i loro sedimenti, avendo per\u00f2 un impatto stratigrafico molto pi\u00f9 potente della forza erosiva degli oceani o delle eruzioni vulcaniche. La cosa pi\u00f9 interessante di questa definizione \u00e8 che essa ci dice che non c&#8217;\u00e8 nulla di naturale nella catastrofe attuale. \u00c8 il genere di vita umana che si \u00e8 affermata col capitalismo ad aver determinato il disastro<i> <\/i>in cui viviamo. Nel momento in cui al centro dell&#8217;epoca vi \u00e8 l&#8217;Uomo &#8211; il Soggetto &#8211; tutto il resto &#8211; il non-umano &#8211; diviene l&#8217;Oggetto di cui disporre <i>liberamente<\/i>. La libert\u00e0 dei moderni richiede la distruzione di tutto quello che non \u00e8 n\u00e9 moderno n\u00e9 umano e, va da s\u00e9, di tutto quello che, pur se umano, non \u00e8 ordinabile e controllabile all&#8217;interno di quella libert\u00e0. L&#8217;aria irrespirabile delle metropoli, il riscaldamento climatico, la proletarizzazione galoppante, la crisi materiale ed esistenziale di intere nazioni, la scomparsa ogni anno di antiche lingue e modi di vivere: l&#8217;Antropocene nomina, non la catastrofe che verr\u00e0, ma quella che \u00e8 gi\u00e0 qui e ci attraversa quotidianamente. Il malessere che viviamo, il dolore o la malinconia che sentiamo crescere, fanno interamente parte di quest&#8217;epoca, sono i sintomi di questa geologia malata: il soggetto dell&#8217;Antropocene \u00e8 partecipe in quanto attore attivo e passivo della forza devastatrice di una civilt\u00e0 che ha perso il suo mondo. Ma perdendo il mondo nella catastrofe perdiamo, pezzo per pezzo, anche la nostra soggettivit\u00e0. Un fatto che non \u00e8 un male in s\u00e9, se sappiamo farne uso.<\/p>\n<p class=\"p8\"><a href=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?attachment_id=975\" rel=\"attachment wp-att-975\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-975\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/04\/colosseo-quadrato-300x191.jpg\" alt=\"colosseo quadrato\" width=\"600\" height=\"382\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p8\">Il primo problema di fronte al quale si trova oggi un&#8217;Esposizione universale \u00e8 quello di dover manipolare la percezione del tempo, e del futuro in particolare, in una maniera inedita. Se essa nacque e si \u00e8 sviluppata a partire dalla certezza di un presente che progrediva trionfalmente verso il futuro, oggi \u00e8 a tutti evidente che quel futuro non pu\u00f2 pi\u00f9 esistere proprio perch\u00e9 il presente \u00e8 divenuto il regno dell&#8217;incertezza, della precariet\u00e0 di ogni cosa, nel quale nessuno crede<i> <\/i>pi\u00f9 nel progresso. Al contrario, nel presente si crede solo in un&#8217;oscura catastrofe a venire: <i>winter is coming<\/i>. E questo futuro di catastrofe non \u00e8 altro che il passato dell&#8217;Uomo che si presenta oggi nella forma di una valanga di detriti che ci sommerge da ogni lato. Come dicevano degli amici pochi anni fa: \u00abda qualunque lato lo si guardi il presente \u00e8 senza uscita\u00bb &#8211; il che, a ben guardare, \u00e8 un&#8217;altra opportunit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>E dunque, in un&#8217;epoca nella quale ogni fenomeno naturale \u00e8 vissuto come catastrofico, in cui il cibo genuino \u00e8 diventato un vero feticcio, per la quale lo sviluppo \u00e8 solo una progressione verso l&#8217;Apocalisse, cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 fantasmagorico della messa in scena della civilt\u00e0 che muore, vista attraverso il \u201c<i>come sarebbe se\u201d<\/i>? <i>Se <\/i>la produzione fosse ecologica, <i>se <\/i>il cibo fosse bio, <i>se <\/i>il lavoro fosse un gioco, <i>se <\/i>la metropoli si facesse pi\u00f9 <i>smart <\/i>e pi\u00f9 <i>green<\/i>, <i>se <\/i>il passato non esistesse e il futuro fosse gi\u00e0 qui\u2026<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Al tempo della celebre Esposizione parigina del 1889, per l&#8217;occasione, fu costruita la Torre Eiffel. Fu chiaro a tutti che la vera merce <i>esposta <\/i>era la citt\u00e0 stessa. Oggi, non pi\u00f9 la citt\u00e0, ma il mondo in quanto tale ha perso il suo valore d&#8217;uso smarrendosi nella forma merce. Sar\u00e0 quindi il mondo, la sua esperienza, come ultimo feticcio, ad essere esposto nell\u2019expo milanese.<\/p>\n<p class=\"p8\">Un filosofo pochi anni fa ha coniato un neologismo per descrivere il malessere comune ormai a tantissimi abitanti della Terra: <i>solalgia<\/i>. Mentre la nostalgia esprime un certo dolore o malinconia dell&#8217;essere lontani dalla propria casa, dal proprio paese o terra, la solalgia esprime il disagio di chi continua a vivere nello stesso luogo ma in condizioni ambientali sempre pi\u00f9 desolate e desolanti. La <i>gentrification<\/i>, il cambiamento climatico, la distruzione della biodiversit\u00e0 e delle specie, l&#8217;urbanizzazione-colonizzazione, l&#8217;accellerazionismo tecnologico, la deforestazione, la polluzione nucleare sono solo alcune delle condizioni che portano un abitante o un\u2019 intera comunit\u00e0 a soffrire di patologie psichiche legate a quella condizione, che un altro filosofo ha definito il vivere \u00absenza mondo\u00bb. Ma vivere senza mondo \u00e8 ci\u00f2 che ci \u00e8 proposto da qualche secolo ormai ed \u00e8 l&#8217;immagine perfetta del disastro, \u00e8 la via maestra del nichilismo occidentale che ha trovato nella cibernetica la sua realizzazione integrale. Ormai sono gli algoritmi e non i fenomeni mondani, o le sensibilit\u00e0 e gli affetti a definire \u201cche cos&#8217;\u00e8 il mondo\u201d.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>La <i>mission <\/i>di Expo 2015 \u00e8 dunque, assumere tutto questo e creare una fantasmagoria in cui il cittadino sia comunque portato a credere in un mondo ormai ridotto ad un ammasso di rovine, lasciando intravedere la possibilit\u00e0 di un giusto equilibrio tra natura e cultura, tra progresso e sostenibilit\u00e0, che possa posporre l&#8217;inevitabile Apocalisse. Un mondo inusabile, certamente, ma del tutto vendibile o acquistabile.<\/p>\n<p class=\"p8\">La separazione tra l&#8217;Io e la Terra non solo viene confermata da strutture simboliche come il \u00abbosco verticale\u00bb a Milano, il grattacielo ecologico e ipersecuritario, ma viene esaltata e portata a paradigma assoluto dell&#8217;esistenza. Non si tratta pi\u00f9 di \u00abdifendere la societ\u00e0\u00bb ma di difendere un mondo da se stesso. Il primo gesto rivoluzionario allora non pu\u00f2 che essere quello di tornare sulla Terra: percepire sensibilmente i luoghi,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>partire da dove si \u00e8 e far fronte a quello che viviamo qui e ora. L&#8217;importante per noi \u00e8 sempre e comunque elaborare il <i>come <\/i>si vive, non il <i>cosa<\/i> o il <i>chi<\/i>.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Per essere davvero convincente il dispositivo-Expo deve per\u00f2 riuscire a <i>mobilitare <\/i>i cittadini, cos\u00ec come lo ha fatto e continua a farlo il dispositivo-Crisi. Queste sono tecniche di governo prima di ogni altra cosa, tecnologie che producono soggettivit\u00e0 e che rimodellano l&#8217;ambiente in favore di questa produzione.<\/p>\n<p class=\"p8\">Il problema che i governi hanno <span class=\"s2\">\u2013 e che costituisce l&#8217;occasione dei rivoluzionari &#8211; <\/span>\u00e8 che infatti non si tratta pi\u00f9 di gestire una crisi di sovrapproduzione o ambientale ma di far fronte al fatto che ci\u00f2 che \u00e8 in crisi \u00e8 la stessa civilt\u00e0 che pretendono di governare. Ecco perch\u00e9 la crisi \u00e8 diventata anch&#8217;essa una tecnica di governo e il motivo per cui il capitalismo cerca di immaginare non pi\u00f9 lo sviluppo ma il suo contenimento, non pi\u00f9 il radioso avvenire ma il management di un&#8217;Apocalisse che \u00e8 gi\u00e0 qui. Non dobbiamo per\u00f2 fare l&#8217;errore di scambiare il nuovo modello di <i>governance <\/i>con una crisi mortale del capitalismo. Viviamo infatti in un non-mondo che <i>funziona <\/i>ma che \u00e8 divenuto per noi <i>invivibile<\/i>, un non-mondo che continua a <i>produrre <\/i>ma che per noi \u00e8 <i>inabitabile<\/i>. La cattiva notizia \u00e8 che la nostra soggettivit\u00e0 non \u00e8 esterna a tutto questo, anch&#8217;essa funziona e produce ma anch&#8217;essa \u00e8 altrettanto invivibile e inabitabile. La necessit\u00e0 del governo \u00e8 quindi produrre delle soggettivit\u00e0 apocalittiche, ovvero dei soggetti e degli ambienti che si <i>abituino<\/i> a<i> <\/i> vivere nella catastrofe, rimandando indefinitamente la piena realizzazione della vita. Hanno un nome pi\u00f9 moderno e <i>smart<\/i> anche per questa tecnologia di governo, la chiamano <i>resilienza<\/i>. Si tratta di governare la sopravvivenza, di gestire un eterno presente di crisi, di vivere un&#8217;apocalisse infinita e senza redenzione. Il capitalismo pu\u00f2 vivere all&#8217;infinito questa non-vita, godere di questo inferno, se noi ci abituiamo ad esso.<\/p>\n<p class=\"p8\">Forse, come i rivoluzionari hanno gi\u00e0 fatto molte altre volte nella storia, dovremmo liberare questo desiderio di <i>finirla<\/i> contenuto nell&#8217;Apocalisse e appunto <i>esporlo<\/i>: fine della normalit\u00e0, inizio della vita redenta, entrambe <i>nello stesso momento<\/i>. Questo modo di vivere nell&#8217;Apocalisse richiede una diversa esperienza del tempo, innanzitutto quella di porre termine all&#8217;attesa infinita, che sia per la fine del mondo, la rivoluzione o l&#8217;invasione degli extraterrestri. Compiere la vera esperienza del tempo che viviamo implica naturalmente una trasformazione di noi stessi e del nostro modo di vivere, ci\u00f2 che Foucault chiamava l&#8217;avere una \u201cspiritualit\u00e0 politica\u201d. Quello che si pu\u00f2 opporre all&#8217;Esposizione universale, di fatto, \u00e8 solamente l&#8217;esposizione della nostra forma-di-vita. \u00c8 l&#8217;accumulazione di atti, di pratiche e di idee che trasforma sensibilmente il tempo della vita e il mondo in cui viviamo. All&#8217;astrattezza della merce feticcio possiamo opporre solamente la ricomposizione di una vita che finalmente <i>abita <\/i>un mondo.<\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u00c8 dunque questo il terreno della guerra in corso. Una guerra tra chi vuole continuare a posporre il momento in cui si rende sensibile la parola <i>fine<\/i>, il vero emblema di questa civilt\u00e0, a costo di rendere sempre pi\u00f9 invivibile il mondo, e chi desidera una vita pi\u00f9 piena e felice ma sa che per far questo deve costruire un mondo fuori e contro quella civilt\u00e0. Credere in questa possibilit\u00e0 significa abitare consapevolmente il deserto, prendere posizione al suo interno e, sul tappeto di rovine che lo costituisce, costruire autonomamente un mondo tra i mondi.<\/p>\n<p class=\"p8\">Non \u00e8 una guerra normale, ce ne si rende facilmente conto: \u00e8 una guerra metafisica poich\u00e9 si svolge lungo il fronte della definizione della vita stessa e quindi del futuro.<\/p>\n<p class=\"p8\">Togliamoci dalla testa l&#8217;immagine del governo eco-fascista che reprime le nostre esistenze. \u00c8 una fantasmagoria anch&#8217;essa. Il governo apocalittico per eccellenza \u00e8 il governo democratico, il governo dell&#8217;informe e dell&#8217;attesa infinita. \u00c8 lui l&#8217;agente primario della desertificazione, sulle sue macerie abita la nostra possibilit\u00e0. Facciamone uso.<\/p>\n<p class=\"p8\"><a href=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?attachment_id=974\" rel=\"attachment wp-att-974\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-974\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/04\/torre-300x191.jpg\" alt=\"torre eiffel\" width=\"600\" height=\"382\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce. \u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Walter Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo L&#8217;inverno sta arrivando \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Motto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7625,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[27,28],"class_list":["post-973","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-general","tag-expo","tag-noexpo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/973","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7625"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=973"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/973\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":978,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/973\/revisions\/978"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=973"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=973"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=973"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}