{"id":1481,"date":"2017-04-05T11:46:47","date_gmt":"2017-04-05T09:46:47","guid":{"rendered":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1481"},"modified":"2017-04-05T18:44:51","modified_gmt":"2017-04-05T16:44:51","slug":"25-aprile-2017-diario-di-una-sconfitta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1481","title":{"rendered":"25 marzo 2017-DIARIO DI UNA SCONFITTA"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1485 size-full\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2017\/04\/17796600_1570189393010955_3714465321706697861_n.jpg\" width=\"470\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2017\/04\/17796600_1570189393010955_3714465321706697861_n.jpg 470w, https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2017\/04\/17796600_1570189393010955_3714465321706697861_n-300x189.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">Roma 25 Marzo 2017.<\/span><\/p>\n<p>DIARIO DI UNA SCONFITTA.<\/p>\n<p><i>Ovvero il possibile prologo di un nuovo incedere.<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Stato d&#8217;eccezione.<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/fucina.fucina\/\">https:\/\/www.facebook.com\/fucina.fucina\/<\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Denunciare, reclamare, rivendicare, dissentire o anche criticare questo mondo e il suo stato d\u2019eccezione permanente non serve a niente, anzi, il mettersi in posa come le \u201cvittime\u201d della (presunta improvvisa) scomparsa dello stato di diritto servir\u00e0 solo a far crescere il disprezzo per ci\u00f2 che resta di \u201csinistra\u201d in quel che rimane del cosiddetto movimento. Fino a non molto tempo fa chi provava a lanciare un avvertimento del tipo \u201cguardate compagni, lo stato d\u2019eccezione \u00e8 gi\u00e0 in corso, giorno dopo giorno si approfondisce, prima ne prendiamo atto e meglio \u00e8 per tutti\u201d, veniva come minimo fatto oggetto di lazzi goliardici oppure guardato come fosse piovuto dal cielo di chiss\u00e0 quale secolo passato, da chiss\u00e0 quale scuola teologico-politica o da un margine tutto sommato estremamente marginale dell\u2019infinita corte di sette rivoluzionarie che hanno sempre abitato i tempi fin dall\u2019inizio della storia d\u2019Occidente. O, ancora, venivano visti pi\u00f9 semplicemente come dei fanatici, dei fuori di testa. Ma no, era solo l\u2019aver avuto un po\u2019 di buon senso comune riguardo all\u2019epoca che aveva portato quelle creature a discendere dentro il tempo, a farsi allievi di quelle vecchie scuole e a passeggiare lungo i margini della storia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora, c\u2019\u00e8 una cosa che bisogna comprendere a tutti i costi e una volta per tutte riguardo quello che viene chiamato stato d\u2019eccezione o stato d\u2019urgenza: esso \u00e8 quella Legge che permette al Governo di sospendere tutte le leggi, \u00e8 il Diritto che destituisce i diritti, \u00e8 la Norma che permette di mettere in mora ogni regola. Da qui deriva la sua enorme potenza di annientamento e anche l\u2019inanit\u00e0 di contrapporgli ci\u00f2 che, appunto, esso ha reso inoperante. A fronte di questo gesto da parte della sovranit\u00e0, \u00e8 del tutto inutile appellarsi alle virt\u00f9 democratiche, alle costituzioni nazionali o ai codici civili, poich\u00e9 il gesto dell\u2019eccezione li depone una dopo l&#8217;altra, uno dentro l&#8217;altra, uno insieme all&#8217;altra. Il gesto rivoluzionario in questo caso \u00e8 sempre quello di assumere la situazione presente e agire in conseguenza e per cui se <i>loro<\/i> sono senza Legge, senza Diritto e senza Norma, allora <i>noi<\/i> dobbiamo assumere la situazione d\u2019an-archia, dobbiamo essere altrettanto incuranti verso un sistema che non esiste pi\u00f9 se non nella testa bacata di qualche pessimo professore di scienza politica. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per la critica, solo l\u2019affermazione incide nel reale. Se <i>loro<\/i> sono perfettamente capaci di destituire il diritto, <i>noi<\/i> dobbiamo divenire capaci di destituire il Governo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non basta, quindi, dichiarare che viviamo in uno stato d&#8217;eccezione permanente, se poi di fronte agli idranti sul lungo Tevere, le reti di sbarramento e i plotoni di celerini schierati, restiamo esterrefatti, e gridiamo alla violazione dei diritti, appellandoci a quello stesso sistema di garanzie giuridiche che avevamo dichiarato deposto. Forse la questione \u00e8 constatare come sia la normalit\u00e0 quella vissuta il 25 marzo, ce lo dicono gli idranti a San Basilio o all&#8217;Alessandrino, le identificazioni di massa del 14 novembre 2013 sul lungotevere o il Pigneto blindato per le cicliche retate all&#8217;isola pedonale. Ogni volta che si ha a che fare con il governo si ha a che fare con l&#8217;unica forza di gestione della popolazione, la polizia. Ma \u00e8 anche la normalit\u00e0, per chi guarda oltre il GRA, che un vertice internazionale, peraltro volutamente e dichiaratamente gestito all&#8217;europea, veda un impiego di forze e misure preventive (filtri, identificazioni, zone rosse, proclami allarmistici) da vertice internazionale. Meno normale \u00e8 decidere di buttarsi tra le braccia del dispositivo poliziesco, scegliendo la simmetria pi\u00f9 totale e strategie di piazza gi\u00e0 messe in crisi nella stagione dei contro-vertici. Se situazioni del genere, negli ultimi anni, ci hanno detto qualcosa \u00e8 che lo scontro frontale, dove e quando il nemico, pi\u00f9 forte, lo vuole, \u00e8 perdente, sempre.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E poi, diciamola questa verit\u00e0, anche con un po\u2019 d\u2019allegria: cosa \u00e8 pi\u00f9 solido, esprimere il dissenso per Trump o prendere a cazzotti i razzisti del Ku Klux Klan? Cosa \u00e8 pi\u00f9 udibile tra un libretto di critica dell\u2019economia politica e un corteo dove decine e decine di banche vengono sfasciate al passaggio? Cosa \u00e8 pi\u00f9 antifascista tra un richiamo alla costituzione repubblicana e il sabotaggio a suon di pittura, sassi e molotov di un congresso del Front National?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Europeizzazione della sicurezza VS divenire-mondo del conflitto<\/b>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da pi\u00f9 parti \u00e8 stato detto a proposito della d\u00e9b\u00e2cle del 25 marzo che essa \u00e8 stata dovuta alla comparsa di un mostro, di un\u2019enorme anomalia, di una imbattibile macchina da guerra: la tristemente famosa \u201cgestione nordeuropea\u201d dell\u2019ordine pubblico, un Leviatano che si vuole inattaccabile e inespugnabile. Si vuol far credere che davanti a questo nuovo Leviatano nulla sia possibile se non reclamare i diritti sequestrati, si vuol far pensare che oltre le Alpi la contestazione sia, a causa di quel dispositivo, del tutto pacificata e che ai militanti non resti che subire passivamente questo ultimativo strumento della guerra sociale che lo Stato conduce contro le popolazioni. Questa narrazione, oltre a essere evidentemente falsa, \u00e8 contro-rivoluzionaria perch\u00e9 porta alla depressione politica e all&#8217;immobilismo e, per questo motivo, va rivoltata e declinata offensivamente: il modello europeo pu\u00f2 essere attaccato, profanato e sovvertito, come sapremmo se solo guardassimo aldil\u00e0 del nostro naso. In Francia, si continua a sfidare e bucare uno stato d\u2019urgenza proclamato formalmente e che ha dato alle polizie un potere molto pi\u00f9 ampio di quello dispiegato a Roma, polizie per altro dotate di armi non convenzionali un po\u2019 pi\u00f9 serie dei lacrimogeni e degli idranti. A Francoforte, nel paese in cui sarebbe stata inventata quella gestione cos\u00ec spaventosa dell\u2019ordine pubblico, solo un paio di anni fa, in occasione di uno dei tanti vertici-spettacolo della Troika, poche centinaia di compagni e compagne hanno saputo prenderne le misure e ridicolizzarlo: fu sufficiente una giusta miscela di immaginazione e coraggio. E il pomeriggio, anche se si dovette sfilare tra i muri di poliziotti, alle spalle di questi c\u2019erano i resti abbondanti della passeggiata incendiaria della mattina la quale, oramai, aveva segnato indelebilmente la giornata. Certo, anche in quella occasione ci fu chi prefer\u00ec adottare le solite tattiche attira-sbirri, ovvero cose prevedibili che pare abbiano come solo scopo quello di finire in bocca al dispositivo, e cos\u00ec delle altre centinaia di persone dovettero passare buona parte della giornata in loro compagnia. Ma ci\u00f2 fa parte, come si suol dire, della \u201cmolteplicit\u00e0 delle pratiche\u201d: a ciascuno la sua, a ognuno il suo posto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Queste valutazioni portano a due considerazioni politiche e strategiche conseguenti. La prima riguarda il bisogno urgente di un radicale cambio di strategia da parte dei movimenti italiani (almeno di quelli che vogliono porsi come parte di un&#8217;offensiva rivoluzionaria). Di fronte a questo modello poliziesco europeo e, pi\u00f9 in generale, allo Stato d&#8217;eccezione permanente, le vecchie strategie \u2013 le scelte tattiche, i discorsi e i modi di stare in piazza \u2013 non sono pi\u00f9 adeguate; questi carrozzoni, che definiamo movimento, sono dei minestroni di discorsi e soggettivit\u00e0 politiche che a conti fatti, non hanno niente di pi\u00f9 da spartire che la propria inoffensivit\u00e0 e inadeguatezza di fronte al nemico. Il 25 ci dice, in primo luogo, che dobbiamo recuperare imprevedibilit\u00e0, mobilit\u00e0 e dinamicit\u00e0 \u2013 dotarci di una flessibilit\u00e0 tattica che sappia adattarsi alle situazioni e al dispositivo repressivo \u2013 caratteristiche che oggi mancano alle strutture di movimento e, ancor pi\u00f9, ai macchinosi e farraginosi carrozzoni politici che si creano per queste occasioni. La seconda considerazione di carattere strategico riguarda l&#8217;atteggiamento dei movimenti italiani rispetto al piano europeo: se, come \u00e8 stato sottolineato da pi\u00f9 parti, il 25 marzo \u00e8 stato l&#8217;ennesima prova del fatto che \u00e8 in corso un&#8217;europeizzazione della gestione dei conflitti e della sicurezza, \u00e8 (anche) su quel livello che dobbiamo organizzarci, <i>mondializzando il conflitto<\/i> \u2013 esprimendo un <i>divenire-mondo del conflitto<\/i>. Da qualche anno, infatti, si stanno dando passi importanti verso la costruzione di un piano di organizzazione europeo e internazionale, che ha saputo superare le contraddizioni del vecchio movimento No Global e costruire momenti condivisi in cui esprimere un piano di consistenza comune. In questo senso il 25 marzo \u00e8 stata un&#8217;occasione persa, vuoi per poca lungimiranza strategica, vuoi per esplicita volont\u00e0 politica. Quello del 25 \u00e8 stato solo un assaggio del modello che vedremo riproposto nel G7 di maggio a Taormina, e \u2013 a bassa intensit\u00e0, ma non per questo meno invasivo \u2013 dello Stato d&#8217;eccezione e del paradigma di governo che viviamo ogni giorno. Vogliamo continuare ad affrontarlo simmetricamente, con staticit\u00e0 (tattica e mentale) e con un approccio provincialista o vogliamo provare a profanare il dispositivo, a cambiare radicalmente i nostri modi di pensare\/costruire questi appuntamenti e le nostre maniere di stare in piazza?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Immaginazione <\/b>e<b> Coraggio<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci\u00f2 che manca platealmente oggi ai movimenti, che \u00e8 apparso evidente nella piazza del 25 marzo, sono esattamente quelle due qualit\u00e0 che costruiscono la possibilit\u00e0: l\u2019immaginazione e il coraggio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Negli ultimi mesi dalla Francia della \u201cLoi Travail!\u201d agli USA di Trump e di Standing Rock la eco di nuove lotte e linguaggi arriva fino alle nostre latitudini. Dal Chiapas al Rojava, dal Nord Dakota alle piazze e banlieu parigine, mondi altri in guerra col capitale e tra loro ci dicono che non esiste rivoluzione senza una forma di vita che ne abiti il processo. Quello che il 25 marzo era evidente \u00e8 che oltre una strategia efficace sul piano offensivo, mancasse un immaginario, un linguaggio che fosse nemico, ostile e antagonista a quello del Governo. Quello che oggi manca non \u00e8 solo un generico immaginario rivoluzionario, ma \u00e8 proprio l&#8217;immaginazione, la fantasia, <i>sine qua non<\/i> di ogni costruzione d&#8217;immaginario e di ogni rivoluzione. Dal manifesto con i faccioni dei capi della UE, all&#8217;intervento che si proclamava \u201c<i>anti-europeista ma da una prospettiva europeista<\/i>\u201d, il 25 marzo la vitalit\u00e0 e la potenza di una schiera di Oceti Sakowin a cavallo, dei cortei di testa francesi o, perch\u00e9 no, dei briganti vestiti di nero e con maschere di Pulcinella presenti a Napoli, non c&#8217;erano. Non c&#8217;erano perch\u00e9 o situazioni come quella della scorsa settimana riescono ad aprirsi e far risuonare le eco linguistiche e tattiche che vengono dagli altri pezzetti della rivoluzione che viene, oppure restano lo stanco e indebolito remake di un copione vecchio di almeno 10 anni!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La questione della mancanza d&#8217;immaginazione e di costruzione di un immaginario rivoluzionario crediamo che siano alla base di uno dei problemi che fa ristagnare oggi la palude di movimento: non ha alcuna attrattiva per le giovani generazioni. La composizione giovanile per lo pi\u00f9 diserta questi appuntamenti o, nel caso dei militanti pi\u00f9 giovani, li attraversa spesso con noia, sbuffando, per poi tornare a casa ogni volta pi\u00f9 depressa e demotivata. Possiamo anche continuare a raccontarci la balla che il 25 marzo le grandi masse e i giovani ribelli non sono scese in piazza per colpa del terrorismo mediatico. O direttamente, come hanno fatto alcuni, inventarci che c&#8217;erano quasi 15000 persone in Piazza e che \u00e8 stata una grande giornata di lotta. Ma in fondo sappiamo bene che chi ha attraversato quel corteo con la coscienza pulita (chi, cio\u00e8, non riceve rendiconto politico dall&#8217;ingannare s\u00e9 stessi e gli altri con narrazioni auto-celebrative di quella giornata di merda) a fine corteo si trovava un po&#8217; pi\u00f9 solo, sconsolato e vecchio dentro di quanto non lo fosse prima. Perch\u00e9 questo era ci\u00f2 che quel corteo esprimeva: un\u2019insufficienza etica oltre a una chiara insufficienza tattica \u2013 e in questo quasi paragonabile all&#8217;ignobile corteo mattutino per l&#8217;europeismo socialdemocratico: una profonda tristezza esistenziale, un vecchiume ideologico e discorsivo, una totale mancanza di immaginazione rivoluzionaria, un&#8217;incapacit\u00e0 di esplorare terreni dell&#8217;ignoto e di rendere di nuovo desiderabile, specie per quella tanto evocata quanto castrata composizione giovanile, il prendere posizione, <i>l\u2019essere<\/i> <i>parte<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;altro grande assente nella palude di movimento, ancor di pi\u00f9 quando si presenta nelle mostruose e informi sembianze del carrozzone, \u00e8 il coraggio. Il coraggio \u00e8, e deve essere, una delle doti del rivoluzionario, ma a ben guardare di chiunque attraversi il presente a testa alta. Coraggio di dire la verit\u00e0, di parlare sinceramente a s\u00e9 stessi e a chi ascolta, anche di una sconfitta, per quanto bruciante. Ma anche coraggio di abitare quello spazio di inimicizia che a parole si enuncia. Dire di essere ostili al mondo del capitale significa anche assumersi la responsabilit\u00e0 dello scontro con questo e le sue forze. Significa curare le relazioni con i compagni, con chi ha scelto la stessa posizione, lo stesso lato della strada. Ma significa anche farsi trovare pronti, non abbandonare gli amici in situazioni di pericolo. Purtroppo nella vista delle schiene quando si sarebbero voluti i volti solidali, si sono consumati tanti momenti di piazza negli ultimi tempi. Non \u00e8 una colpa la paura, o la fuga, ma l\u2019indifferenza verso chi resta dietro, e soprattutto l\u2019indifferenza verso le mancanze, nello scontro e nell\u2019etica, che caratterizzano il nostro schieramento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Eccedenza <\/b><i><b>e<\/b><\/i><b> movimento.<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gi\u00e0 prima si \u00e8 accennata una critica alla forma-carrozzone. Questa \u00e8 intimamente legata alla questione del rapporto movimento-eccedenza, molte volte, sfortunatamente, declinata come movimento o eccedenza. Guardare strategicamente alla relazione movimento-eccedenza vuol dire trattarli non come due termini inconciliabili, ma come un rapporto, un rapporto che si deve saper agire e declinare offensivamente, ancor pi\u00f9 in date internazionali come quella del 25 marzo. Oggi, invece, movimento ed eccedenza sono considerati incompatibili, l&#8217;eccedenza come un qualcosa di esterno al Movimento, che va governata, controllata e, perch\u00e9 no, repressa. Due recenti esempi ci danno la chiave d&#8217;interpretazione. A Napoli, prima del corteo, si era dichiarato: \u201cl&#8217;eccedenza non verr\u00e0 tollerata\u201d; poi, di fronte a un&#8217;eccedenza troppo organizzata e numerosa, a nulla sono valse le velleit\u00e0 di governo sul movimento, e nel post-corteo tutti si sono rivendicati quella grande giornata di conflitto, quello s\u00ec, <i>vero<\/i> e <i>ingovernabile<\/i>. L&#8217;altro esempio \u00e8 proprio il 25 marzo, una data in cui, per come era stata preparata, tra assemblee di movimento che avevano il sapore di conferenze stampa e interviste a giornali giustizialisti in cui si evocava la presenza di \u201canarco-radicali\u201d (definizione degna del peggior Gabrielli), l&#8217;eccedenza semplicemente non poteva esprimersi, non aveva nessuna possibilit\u00e0 di presenza. Questi esempi ci pongono l&#8217;urgenza di re-iniziare a problematizzare e agire strategicamente il rapporto movimento-eccedenza. Agire strategicamente questo rapporto vuol dire, quindi, rifiutare la scelta tra movimento o eccedenza e aprirsi alla composizione, eccedenza <i>e<\/i> movimento, movimento di eccedenze ed eccedenza nel e oltre il movimento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Qualche ultima considerazione su movimento, diserzione e destituzione. Se c\u2019\u00e8 una cosa che il 25 marzo ha confermato in maniera lampante, ebbene \u00e8 proprio la necessit\u00e0 di destituire questo dispositivo d\u2019impotenza che \u00e8 diventato da tempo quello che si continua, imperterriti, a chiamare pomposamente \u201cmovimento\u201d e che altro non \u00e8 che l\u2019apparizione intermittente di gruppi che credono \u2013 quando sono in buona fede \u2013 di stare lavorando per il \u201cconflitto sociale\u201d mentre in verit\u00e0 stanno solo affannandosi per riprodursi, ma sempre pi\u00f9 stancamente, sempre pi\u00f9 esausti, sempre di meno, sempre pi\u00f9 lontani dal cuore dell\u2019epoca. E questo cuore non \u00e8 nascosto chiss\u00e0 dove: \u00e8 sempre l\u00ec accanto, in quelli che hai vicino, in quello che vivi, in ciascuna di quelle situazioni che spingono una \u201csingolarit\u00e0 qualunque\u201d a prendere posizione contro il presente. E quando si \u00e8 insieme \u00e8 l\u00ec dove il desiderio ci prende e ci porta a inventare il vicolo che ci permetter\u00e0 di mettere sotto scacco l\u2019ordine precostituito, e specialmente ci porter\u00e0 a trovare il coraggio di farlo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 per tutto questo che se proprio un appello crediamo vada fatto, \u00e8 quello che si rivolge a tutte le singolarit\u00e0 qualunque, siano esse militanti o meno, a uscire dal dispositivo e a organizzarsi autonomamente, insieme a chi avete pi\u00f9 vicino e che vi d\u00e0 coraggio e con cui potete immaginare quel vicolo, quel cammino che ci far\u00e0 pi\u00f9 liberi. Appello questo che ha una duplice funzione: da una parte \u00e8 rivolto a quelle parti organizzate che in questi anni abbiamo incontrato e con i quali condividiamo una prospettiva rivoluzionaria, a che destituiscano il dispositivo-movimento, disertino questi statici e macchinosi carrozzoni (e i loro \u201csinistri\u201d soggetti) e re-inizino a organizzarsi offensivamente, aprendosi alla mobilit\u00e0 tattica, alla costruzione di un immaginario rivoluzionario comune e ritrovando quel coraggio che in altre occasioni si \u00e8 saputo dimostrare. Dall&#8217;altro \u00e8 rivolto a tutte quelle persone, giovani e non, che, comprensibilmente, in piazza non vediamo pi\u00f9, annoiati e inariditi dal deserto che \u00e8 divenuto il \u201cmovimento\u201d, persone che invitiamo a una diserzione affermativa, a tornare nelle piazze, a organizzarsi in autonomia, oltre il movimento, contro i carrozzoni, a divenire-eccedenza.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Concludiamo la pagina 25 Marzo del diario con il sottotitolo d\u2019inizio,<i> <\/i><i><b>il possibile prologo di un nuovo incedere.<\/b><\/i> Perch\u00e9 da una sconfitta dichiarata con sincerit\u00e0, dall\u2019assunzione di una mancanza, possa aprirsi il campo per un nuovo possibile incedere, una nuova prospettiva, pi\u00f9 attenta alle eco delle rivolte dell\u2019epoca.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Dopotutto se abbiamo amato quel \u201cil mondo o niente!\u201d risuonato nella scorsa primavera, che dovremmo farcene della prospettiva europeista?<\/b><\/p>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\">PAC00100<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\">pac00176@autistici.org<\/div>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2017\/04\/DIARIO-DI-UNA-SCONFITTA.pdf\">DIARIO DI UNA SCONFITTA<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma 25 Marzo 2017. 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