{"id":1417,"date":"2016-10-25T14:36:00","date_gmt":"2016-10-25T12:36:00","guid":{"rendered":"http:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1417"},"modified":"2016-10-27T14:40:37","modified_gmt":"2016-10-27T12:40:37","slug":"la-lotta-per-la-casa-nelle-metropoli-italiane-una-conversazione-sulle-occupazioni-delle-case-da-roma-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1417","title":{"rendered":"La lotta per la casa nelle metropoli italiane: una conversazione sulle occupazioni delle case da Roma a Milano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1418\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2016\/10\/PICT0394-660x330.jpg\" alt=\"pict0394-660x330\" width=\"660\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2016\/10\/PICT0394-660x330.jpg 660w, https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2016\/10\/PICT0394-660x330-300x150.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/p>\n<p>Il testo che rimettiamo in circolo pone alcune interessanti riflessioni sul concetto di Abitare. L&#8217; articolo apparso ul blog greco <a href=\"http:\/\/prolenet.gr\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer\">http:\/\/prolenet.gr<\/a> ha il pregio di mettere in comunicazione Realt\u00e0 territoriali differenti come il Giambellino a Milano e il quartiere Tuscolano di Roma. Il punto di vista \u00e8 marcatamente dentro il movimento e i compagni greci sicuramente hanno usato uno sguardo attento nell&#8217; osservare con i propri occhi alcune realt\u00e0 di lotta per la casa milanese e romana. Precisiamo che l&#8217; esperienza delle rete antisfratto Roma est \u00e8 un esperienza politica ormai conclusa, ma naturalmente i bisogni e i movimenti di lotta per la casa continuano sempre con grande determinazione!<\/p>\n<p>Nell&#8217; augurarvi buona lettura, ringraziamo F. per la traduzione dal greco.<\/p>\n<p><strong> La lotta per la casa nelle metropoli italiane: una conversazione sulle occupazioni delle case da Roma a Milano<\/strong><\/p>\n<p>Gli ultimi anni le lotte per la casa acquistano un carattere sempre pi\u00f9 centrale per il movimento antagonista italiano. La crisi della riproduzione sociale della forza lavoro, come \u00e8 chiaro dalla ristrutturazione capitalista e della politica dell\u2019austerit\u00e0 del governo Renzi, ha sempre pi\u00f9 chiare conseguenze nella quotidianit\u00e0 degli sfruttati. Le occupazioni delle case, un\u2019azione radicale, con grande tradizione nella lotta di classe in Italia, sono organizzate sotto forma di una lotta di una societ\u00e0 multietnica che da un lato cerca di coprire il bisogno pratico dell\u2019alloggio, dall\u2019altra di costruire relazioni sociali di solidariet\u00e0 e di compartecipazione nei quartieri delle citt\u00e0 italiane. Le forme e i contenuti della lotta, cos\u00ec come l\u2019organizzazione della quotidianit\u00e0 a livello dei quartieri con epicentro la copertura dei bisogni, la difesa collettiva di fronte agli sgomberi, la partecipazione dei migranti e delle migranti e la resistenza ai progetti \u201creal estate\u201d (del mercato immobiliare) e alla \u201cgentrificazione\u201d, riescono e speriamo che siano fonte di ispirazione e riflessione per le nostre lotte qui ed ora.<\/p>\n<p>L\u2019ottobre passato ci siamo ritrovati in Italia con i compagni F. e A. e la compagna T. e abbiamo discusso delle lotte per la casa nelle citt\u00e0 d\u2019Italia, in particolare a Roma e Milano. La discussione \u00e8 iniziata in uno degli appartamenti occupati del quartiere Tuscolano a Roma est, ed \u00e8 continuata pi\u00f9 tardi a distanza tramite mail. Le interviste le ha prese, tradotte e trasformate in testo, Agesilao Santander. Ringraziamo i membri dei ragazzi della galleria che hanno contribuito alla traduzione del documento dall\u2019italiano.<\/p>\n<p>La\u00a0richiesta\u00a0dell\u2019abitazione\u00a0e\u00a0la\u00a0crisi\u00a0dello\u00a0stato\u00a0sociale<br \/>\nMilano \u00e8 una citt\u00e0 in cui il capitale finanziario specula sulla richiesta di alloggio, pertanto vengono costruite molte case nuove e altrettante rimangono vuote. Questo ha come conseguenza che gli affitti a Milano sono molto alti, poich\u00e9 lo scopo \u00e8 far aprire mutui alle persone o ancora pi\u00f9 in generale far chiedere prestiti alle banche. D\u2019altra parte, esiste una grande richiesta di abitazioni da parte di un eterogeneo spettro di persone (da studenti fuori sede, fino a famiglie di migranti). La costruzione di abitazioni da parte dello stato segue la stessa tendenza di quella del resto d\u2019Italia con alcune particolarit\u00e0 negative. In Italia viene abbandonata periodicamente la costruzione di case popolari, e viene annientato lo stato di benessere collegato alla casa, che in passato rappresentava una parte importante dello stato sociale italiano, poich\u00e9 era una sicurezza per una grande parte del proletariato.<\/p>\n<p>A Roma la richiesta della casa \u00e8 davvero complicata. La citt\u00e0 ha una grande tradizione di occupazioni di case. Si tratta di una citt\u00e0 che ha cominciato a svilupparsi dopo la seconda guerra mondiale, con la popolazione che raddoppia circa ogni dieci anni. Molta gente \u00e8 venuta a vivere a Roma dalla provincia, da altre regioni d\u2019Italia, e spesso \u00e8 stato impossibile trovare una casa normale, perci\u00f2 ha cominciato a vivere nelle baracche. Negli anni 60 e 70, le persone hanno iniziato ad andare via dalle baracche e ad occupare appartamenti in citt\u00e0. La citt\u00e0 continua a crescere, poich\u00e9 vengono costruiti nuovi quartieri, di solito senza spazi comuni, vicino a grandi centri commerciali, e la povera gente viene cacciata dai vecchi quartieri e mandata sempre pi\u00f9 lontano dal centro.<\/p>\n<p>\u00c8 da vent\u2019anni che a Milano la costruzione di case popolari \u00e8 stata abbandonata con l\u2019intenzione di privatizzare o svendere il patrimonio dello stato. Inoltre la societ\u00e0 addetta alla gestione delle case popolari di Milano ha nel suo storico infinite storie di corruzione e di relazioni con gli interessi dei partiti politici locali (lega Nord) e la mafia. Tutto questo ha come conseguenza l\u2019esistenza, solo nelle nostre citt\u00e0, di pi\u00f9 di 23000 famiglie in lista d\u2019attesa, mentre 10000 palazzine popolari restano vuote con un grande ma imprecisato numero di persone che non possono nemmeno avere accesso alla lista d\u2019attesa e, soprattutto nei sobborghi, palazzine abbandonate che diventano deserte.<\/p>\n<p>A Roma esistono molte abitazioni pubbliche che sono state costruite negli ultimi decenni, e sono divise in due categorie. La prima \u00e8 la casa popolare classica. Se sei povero e hai bisogno di una casa, lo stato ti da casa. Un\u2019altra forma di casa pubblica \u00e8 l\u2019edificio che appartiene a un organismo pubblico (come l\u2019edificio dove stiamo in questo momento) il quale da l\u2019appartamento per un affitto modico a persone che sono coinvolte e fanno parte di questo organismo. Ad esempio, l\u2019organismo che possiede questo edificio difende gli interessi dei piccoli padroni, perci\u00f2 se fossi un negoziante, potresti avere accesso ad un simile appartamento. Esiste gente nel palazzo che paga 220 euro di affitto, cio\u00e8 quasi niente per questo quartiere. Esistono anche senzatetto in citt\u00e0, ed esistono anche alcuni posti per loro che di solito li gestisce la chiesa. Non so quanti siano esattamente ma sicuramente aumentano. Gli affitti sono molto alti. La citt\u00e0 \u00e8 perennemente in condizioni di crisi di alloggio con molti appartamenti tenuti sfitti per far salire i prezzi. Ad esempio, una casa con tre stanze fuori dal centro costa 1200 euro. O una stanza per studenti vicino all\u2019universit\u00e0 costa 400 euro.<\/p>\n<p>La crisi ha influenzato molto negativamente tutta questa situazione. La ricerca di una casa pubblica \u00e8 in molte situazioni diretta conseguenza del licenziamento dal lavoro. O del fatto che sono aumentati gli affitti a causa della \u201cvalorizzazione\u201d della periferia. Quindi la gente va via dai quartieri \u201cbene\u201d e va pi\u00f9 in periferia. Gli ultimi anni molti proprietari di case fanno pi\u00f9 contratti regolari con gli affittuari, perci\u00f2 il contratto d\u2019affitto diventa pi\u00f9 legale. Prima, molte case erano affittate in nero, senza contratto.<\/p>\n<p>Con l\u2019eccezione dei Rom, non si vede gente che vive per strada, ma molta gente a causa della crisi non pu\u00f2 pagare l\u2019affitto (nemmeno quello che si paga nelle case popolari) e perci\u00f2 cerca di accomodare le cose come pu\u00f2. Ci sono molte situazioni di persone singole o di famiglie che vivono in cantine o dentro le auto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 una politica statale riguardo gli alloggi, non esiste nessuna politica statale per le case pubbliche perci\u00f2 sono costruiti sempre meno edifici per chi ne ha bisogno, e le liste d\u2019attesa sono lunghissime. Cos\u00ec, molta gente occupa appartamenti, risolvendo da sola il problema. Questa pratica \u00e8 talmente diffusa a Roma, che fino ad ora \u00e8 stata molto tollerata dalle istituzioni.<\/p>\n<p>Questo cambia con la nuova legge del governo Renzi, chiamata \u201carticolo 5\u201d. Questa legge dice che se rimani in una casa occupata non puoi avere elettricit\u00e0 e riscaldamento, non puoi dichiarare la residenza, e inoltre non puoi avere accesso alla sanit\u00e0 pubblica, non puoi mandare i tuoi figli a scuola, e non puoi prendere il permesso di soggiorno se sei migrante.<\/p>\n<p>La\u00a0composizione\u00a0sociale\u00a0dei\u00a0quartieri\u00a0occupati<br \/>\nIl nostro quartiere qui a Roma, il Tuscolano, \u00e8 uno dei pi\u00f9 densamente abitati in Europa, se non il pi\u00f9 densamente abitato in assoluto. Ci sono molte case occupate, e molta gente che ha occupato da anni e quindi ha anche legalmente il diritto di abitare l\u2019appartamento. Le occupazioni non sono fatte da movimenti politici. Qui tutti occupano e si pu\u00f2 dire che il movimento ha ricominciato a occupare negli ultimi anni. Probabilmente per superare il confine casa\/centro sociale.<\/p>\n<p>La composizione sociale del quartiere \u00e8 molto complessa. Poveri da una parte, ricchi dall\u2019altra, gente di sinistra, di destra, criminali, artisti, molti centri sociali, possiamo dire che il quartiere ha di tutto. La situazione nelle case occupate \u201cnon politiche\u201d non \u00e8 sempre chiara, a volte ci sono truffe, con gente che si fa pagare per aprire una casa in modo da \u201ccontrollare\u201d la zona. Non parliamo di una qualche grossa mafia, ma di piccole squadre criminali. Negli ultimi anni ci sono molti migranti nelle case occupate, dato che sono naturalmente la parte pi\u00f9 povera della classe.<\/p>\n<p>Per i motivi che abbiamo spiegato prima, l\u2019occupazione delle case \u00e8 una pratica molto diffusa a Milano (anche da un punto di vista storico, es. negli anni \u201870) e non riguarda soltanto lo \u201cspazio\u201d o gente che si organizza. In tutti i quartieri popolari di Milano c\u2019\u00e8 un gran numero di occupazioni. La composizione sociale consiste di una grande parte del proletariato che comprende famiglie di Italiani e altrettante di migranti, con queste ultime che sono diventate la maggioranza negli ultimi anni. I Rom, gli arabi e i latino-americani, sono quelli maggiormente presenti nelle occupazioni del quartiere di Giambellino.<\/p>\n<p>Il bisogno di prendere una casa ha come conseguenza la comparsa in alcuni quartieri di una pi\u00f9 o meno organizzata mafia che prende soldi per aprire appartamenti ai futuri occupanti o collega gli appartamenti occupati con il narcotraffico. Bisogna sottolineare che la mafia \u00e8 molto forte poich\u00e9 si interfaccia tanto con la societ\u00e0 che gestisce le palazzine, quanto con la polizia. Per fortuna, nel quartiere dove abitiamo non c\u2019\u00e8 una mafia organizzata intorno alla richiesta della casa perch\u00e9 non ha fatto in tempo a costruire basi solide prima che noi crescessimo in numero, e in seguito l\u2019esistenza del comitato e i legami di solidariet\u00e0 che questo ha creato, hanno impedito il suo sviluppo.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione\u00a0e\u00a0la\u00a0situazione\u00a0interna\u00a0della\u00a0lotta\u00a0per\u00a0l\u2019abitare<br \/>\nIn questo momento abbiamo sei appartamenti occupati. Sono molto vicini tra loro, in particolare in una citt\u00e0 come Roma, cio\u00e8 si trovano al massimo a 20 minuti di distanza l\u2019uno dall\u2019altro. Insieme ad altre squadre del quartiere abbiamo creato una rete contro gli sfratti (rete antisfratto) e ci incontriamo con gente che ha bisogno di una casa alla nostra assemblea settimanale, che facciamo all\u2019occupazione politica BAM ogni gioved\u00ec. La BAM ha una biblioteca, una cucina e un bar. A volte ci troviamo anche all\u2019aperto nel quartiere, o al bar con altra gente, nei parchi, o nei negozi locali. Se qualcuno ha bisogno di una casa, cominciamo a cercare insieme per appartamenti vuoti. Chiariamo inoltre che le nostre case occupate non si trovano nello stesso quartiere della BAM, anche se sono vicine, ma con la rete antisfratto copriamo una zona pi\u00f9 ampia che chiamiamo \u201cRoma est\u201d.<\/p>\n<p>Le relazioni sociali nel quartiere sono annientate dal capitalismo, perci\u00f2 prima di tutto cerchiamo di organizzare eventi dove la gente pu\u00f2 incontrarsi e discutere. Vogliamo costruire relazioni di solidariet\u00e0 fra la gente del quartiere, e per fare questo abbiamo capito che il miglior modo \u00e8 di creare momenti \u201cnon-politici\u201d come sistemare collettivamente il parco del quartiere, fare una festa per bambini, fare laboratori per acquisire competenze professionali, organizzare corsi di Italiano per stranieri. La gente \u00e8 molto malfidata nei confronti della politica, e nei confronti degli anarchici\u2026<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo che ci siamo dati come comitato di quartiere e inoltre si sono dati tutti i compagni che si sono imbarcati in quest\u2019avventura a Giambellino, \u00e8 di costruire quartiere sempre pi\u00f9 autonomi e aggressivi verso la metropoli, che costruiranno ogni giorno pratiche di solidariet\u00e0 e auto-organizzazione verso una direzione rivoluzionaria. Naturalmente tutto questo \u00e8 partito dalla richiesta della casa e abbiamo iniziato a organizzarci per opporci agli sgomberi e per aiutare la gente a occupare. Questo ha permesso la formazione di un forte nucleo di solidariet\u00e0 nel quartiere e ha ampliato le prospettive oltre la richiesta della casa, portando alla richiesta di bisogno comuni e alla realizzazione di un modo differente di vivere. Dai primi pasti collettivi per rispondere al bisogno di comunicazione nei quartieri popolari siamo passati ad attivit\u00e0 per i ragazzi dopo scuola, e all\u2019idea di un pronto soccorso sociale per i proletari, soprattutto migranti,che non hanno accesso nemmeno alle liste di attesa per le visite sanitarie. Adesso abbiamo cominciato a far diventare realt\u00e0 molto di pi\u00f9 tutto questo e a trasformarlo sempre pi\u00f9 in un impegno collettivo del comitato, e sempre meno in un dovere della militanza dei compagni politicizzati.<\/p>\n<p>L\u2019informazione e la propaganda riguardo la richiesta della casa da parte dell\u2019insieme dell\u2019organizzazione e la realizzazione di legami di solidariet\u00e0 nel quartiere sono state lo sfondo di tutto questo lavoro e inoltre tutti i momenti di incontro tanto i pi\u00f9 ufficiali, come le assemblee settimanali, quanto la presenza ai mercati e ai bar della zona, hanno permesso la realizzazione di tutto questo. \u00c8 chiaro che solo con la presenza dei compagni che hanno scelto di abitare in case del quartiere, \u00e8 stato possibile far partire tutta questa operazione collettiva. Potremmo dire molte cose sulle forme che tentiamo di applicare per organizzarci, ma \u00e8 importante sottolineare che il fatto che si parta da specifiche condizioni di povert\u00e0 e dai bisogni degli abitanti di un quartiere, non vuol dire che si deve cadere nella filantropia o nella costruzione di relazioni di dipendenza, ma che bisogna invece attivarsi a partire da una comprensione e una presa delle responsabilit\u00e0, che nella sua logica comprende tutte le occupazioni.<\/p>\n<p>Le\u00a0minacce\u00a0di\u00a0sgombero\u00a0e\u00a0i\u00a0confini\u00a0della\u00a0lotta<br \/>\nL\u2019autunno scorso a Milano \u00e8 stata condotta una grande operazione di sgomberi da parte delle istituzioni, la quale si \u00e8 dimostrata completamente un insuccesso e, al contrario, ha creato focolai di protesta in varie zone dei sobborghi della citt\u00e0. In seguito, grazie alla dinamica che si \u00e8 manifestata nei quartieri di Milano, c\u2019\u00e8 stata gente ad ogni sgombero, che cercava di rendere la vita difficile alla polizia. Dopo ogni sgombero c\u2019era il tentativo di organizzare la ri-occupazione della casa per dare una risposta immediata sia dal punto di vista politico sia dalla prospettiva dei bisogni degli occupanti. Ovviamente, questo non \u00e8 sempre possibile, poich\u00e9 i meccanismi repressivi, tanto dal punto di vista della giustizia (multe, arresti), quanto da un punto di vista pratico con la comparsa dei numerosi poliziotti, potrebbero essere devastanti.<\/p>\n<p>Il limite pi\u00f9 chiaro della lotta, tanto a Roma quanto in generale, \u00e8 il fatto che possiamo bloccare gli sgomberi, solo quando siamo pi\u00f9 numerosi dei poliziotti. Se arrivano in due-tre pattuglie, li cacciamo. Ma se vengono 40- 50 poliziotti \u00e8 impossibile bloccare lo sgombero. Perci\u00f2 a volte quando sappiamo che non possiamo fermare uno sgombero, proviamo a creare problemi da un\u2019altra parte. Un corteo nel quartiere, un blocco della strada, un\u2019occupazione di un edificio pubblico. Dobbiamo essere creativi. E scegliamo sempre la tattica da utilizzare a seconda dello sgombero, perch\u00e9 ogni situazione \u00e8 sempre diversa.<\/p>\n<p>Le contraddizioni sono molte. Prima di tutto, incontriamo spesso molte persone disperate e a volte \u00e8 difficile creare relazioni di solidariet\u00e0 con loro. Potrebbero lavorare tutto il giorno e volere semplicemente qualcuno che gli risolve il problema della casa. Un altro problema \u00e8 che spesso non possiamo dare soluzioni alle famiglie che hanno sub\u00ecto sgombero. Possiamo resistere con loro fino a un certo punto, ma a volte non riusciamo a trovare un altro spazio. A volte, nonostante i tentativi che fai, ti vedono semplicemente come qualcuno che li aiuta, come un filantropo. \u00c8 difficile trovare Italiani e creare relazioni di solidariet\u00e0 con i migranti. A volte le differenze linguistiche e culturali sembrano insormontabili.<\/p>\n<p>Il fare lavoro politico in un quartiere popolare significa che non devi credere al mito di pre -esistenti relazioni di solidariet\u00e0, ma che devi affrontare una sofferenza sociale, che pu\u00f2 tradursi in una guerra tra poveri e nel tentativo di ingannare gli altri per sistemarti individualmente. Durante l\u2019esperienza del comitato, ci \u00e8 capitato di incontrare persone ambigue che hanno tentato di approfittare della fiducia che gli abbiamo mostrato. Ancora oggi ci sono problemi che partono da comportamenti macho e sessisti, i quali sono in relazione anche con le differenze culturali delle occupazioni. Malgrado ci\u00f2 tutte queste contraddizioni possono essere superate solo con un dialogo duraturo e, soprattutto solo se sempre pi\u00f9 occupazioni prendono l\u2019organizzazione della lotta nelle loro mani.<\/p>\n<p>L\u2019occupazione\u00a0delle\u00a0case\u00a0come\u00a0bisogno\u00a0sociale\u00a0e\u00a0come\u00a0lotta\u00a0sociale<br \/>\nChiaramente il fatto che viviamo anche noi in case occupate nel quartiere \u00e8 tanto un bisogno quanto una necessit\u00e0, dal momento che volevamo vivere questa lotta in modo rivoluzionario. L\u2019ultimo anno questa lotta si \u00e8 diffusa a Milano con diverse forme, partendo dai quartieri. Cos\u00ec sono nati, tardivi ma duraturi, legami di solidariet\u00e0 tra diversi comitati, fatto che ha avuto come risultato il creare un linguaggio comune riguardo ai mezzi della lotta, che non \u00e8 l\u2019ennesima costruzione politica di alcune organizzazioni politiche, ma \u00e8 sorto da un reale dialogo sui problemi e le prospettive di una lotta che in Italia, e probabilmente sempre di pi\u00f9 in Europa, nasconde un\u2019 enorme dinamica rottura con l\u2019attuale stato di cose.<\/p>\n<p>Anche noi abitiamo in case occupate. Si tratta di un bisogno doppio. Primo, dato che non paghiamo un affitto, lavoriamo di meno e cos\u00ec dedichiamo pi\u00f9 tempo alla lotta. Secondo perch\u00e9 in questo modo abbiamo a disposizione una rete di appartamenti che ci permette di ospitare altri compagni e altre compagne, e migranti, che incontriamo e conosciamo nelle lotte, come qui a Roma nel caso delle lotte contro i CIE (Centri di identificazione ed espulsione). \u00c8 una rete che ci permette di organizzarci e dividerci cibo, strumenti, biciclette, automobili, qualsiasi cosa. Potremmo dire che la rete delle nostre case \u00e8 qualcosa di palpabile, che ci permette di vivere momenti come davvero li vogliamo, in comune.<\/p>\n<p>Non siamo sintonizzati con altre realt\u00e0 occupate in modo ufficiale ma abbiamo relazioni forti con altri compagni che hanno deciso di vivere allo stesso modo. Ad esempio, abbiamo fatto alcune azioni di solidariet\u00e0 e di aiuto economico per le spese legali di chi occupa case che non sono nostre ma con cui abbiamo forti relazioni, o ci incontriamo con gente che vuole occupare in un punto diverso della citt\u00e0. Abbiamo anche relazioni con realt\u00e0 occupate in altre citt\u00e0, come Torino, Milano, Genova, Venezia e Firenze.<\/p>\n<p>Quando qualcuno ci chiede aiuto, gli diciamo sempre di venire con i suoi amici o con la famiglia. Non vogliamo essere qualcosa di separato dalla gente del quartiere. Sai, gli anarchici vanno sempre contro tutto&#8230; Cerchiamo di organizzarci insieme alla gente del quartiere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo che rimettiamo in circolo pone alcune interessanti riflessioni sul concetto di Abitare. L&#8217; articolo apparso ul blog greco http:\/\/prolenet.gr ha il pregio di mettere in comunicazione Realt\u00e0 territoriali differenti come il Giambellino a Milano e il quartiere Tuscolano di Roma. 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