{"id":1254,"date":"2015-12-05T12:29:26","date_gmt":"2015-12-05T11:29:26","guid":{"rendered":"http:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1254"},"modified":"2015-12-06T14:50:38","modified_gmt":"2015-12-06T13:50:38","slug":"cineforum-immaginario-her","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1254","title":{"rendered":"06\/12 cineforum immaginario &#8211; Her"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?attachment_id=1273\" rel=\"attachment wp-att-1273\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1273\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/12\/Lei-Her.jpg\" alt=\"Lei-Her\" width=\"640\" height=\"905\" srcset=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/12\/Lei-Her.jpg 679w, https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/12\/Lei-Her-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Her \u00e8 un film del 2013 diretto da Spike Jonze, interpretato da Joaquin Phoenix e, solo per quanto riguarda la voce, da Scarlett Johansson, doppiata nella versione italiana da Micaela Ramazzotti.<br \/>\nIl film ha ottenuto il Golden Globe per la regia e l&#8217;Oscar per la miglior sceneggiatura originale.<br \/>\nLa storia Her \u00e8 ambientato in una Los Angeles futuristica, ma non troppo lontana, evidente riflesso della contemporaneit\u00e0, in cui dispositivi di ogni genere rivestono un ruolo di primissimo piano nella vita delle persone (non che oggi sia poi cos\u00ec diverso). Qui Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), uomo sensibile e introverso, da poco ha chiuso un legame che durava da anni con Catherine (Rooney Mara), lavora come scrittore di lettere altrui dettandole al computer: assai provato per la recente rottura, occasionalmente cerca compagnia in una chat vocale, dove persone sole possono eccitarsi e anche fare sesso a distanza. Finch\u00e9 non viene introdotto sul mercato un nuovo e sofisticato sistema operativo: Theodore fa cos\u00ec la conoscenza del suo OS Samantha, una voce femminile intelligente, empatica e con una personalit\u00e0 in continua evoluzione. I due instaurano un legame sempre pi\u00f9 forte al punto che il loro rapporto arriva, prima solo ad assomigliare sempre di pi\u00f9 ad una relazione amorosa, per poi diventarlo a tutti gli effetti.<\/p>\n<p>Il film Her \u00e8 senza ombra di dubbio un film originale, non certo il solito film di fantascienza; non ha le architetture fredde e minimal di tanti film di fantascienza recenti e non: il futuro secondo Jonze presenta scenografie essenziali ma serenamente calde, dominate da colori pastello e lievemente &#8220;abbrustolite&#8221;. Tra bianchi e spazi sgombri sono tante le tenui pennellate di colore, arancio in particolare. Una visione innovativa e tutt&#8217;altro che inquietante, nell&#8217;ambito di una ricerca estetica\/filmica in continuo fermento (Jonze \u00e8 considerato uno dei registi pi\u00f9 originali di Hollywood, ha girato molti video clip di successo, come per esempio Praise you di Fat boy slim, ed \u00e8 autore del film ormai cult: Being John Malkovic). L&#8217;avvenire e la tecnologia, di per s\u00e9, non sono per il regista statunitense elementi negativi o allarmanti. Anzi, l\u2019originalit\u00e0 del film sta proprio nel mettere al centro la storia d\u2019amore e l\u2019esperienza sentimentale di Theodore sopra tutto il resto: Her \u00e8 molto pi\u00f9 un film romantico che un film di fantascienza. Indaga la differenza tra un\u2019emozione \u201cvera\u201d e quella nata da un oggetto non umano che prova per\u00f2 desideri e paure, senza quindi rappresentare l\u2019evoluzione tecnologica come qualcosa di disumano e mettendo in scena la storia di Theodore nell&#8217;ambito di una vicenda in cui la tecnologia \u201cha il medesimo peso sentimentale dell\u2019uomo\u201d. Attraverso la sua versione estrema della societ\u00e0 in cui viviamo (sembra ambientato 10 anni da oggi), Her prospetta un&#8217;immagine positiva della tecnologia, che non ostacola l&#8217;emergere della personalit\u00e0 e della soggettivit\u00e0 del protagonista (il finale pacificatore e consolatorio, soprattutto l&#8217;accorata lettera che il protagonista decide di scrivere all&#8217;ex moglie, ne costituiscono una forte testimonianza).<br \/>\nTutto questo ad un primo livello di lettura del film, coerentemente con quello che per Umberto Eco \u00e8 l&#8217;intentio autoris. Se dunque Jonze propone una visione rassicurante della tecnologia, una riflessione pi\u00f9 attenta al senso non letterale del testo filmico di Her potr\u00e0 cogliere percorsi del senso che si articolano sul solco di un discorso sul dispositivo tecnologico, sulla citt\u00e0 cibernetica e sul rapporto uomo-dispositivo.<br \/>\nLa citt\u00e0 iper-tecnologica Sebbene per una scelta di Jonze stesso, volta a rendere il film il meno possibile collocabile storicamente, non si hanno molte scene in esterni (il film \u00e8 girato quasi interamente a Los Angeles, tranne alcuni segmenti, prevalentemente esterni appunto, girate a Shangai, non a caso una delle citt\u00e0 pi\u00f9 tecnologiche esistenti), si percepisce che la futuristica Los Angeles del film \u00e9 una citt\u00e0 iper-tecnologica, cibernetica. Una citt\u00e0 stracolma di dispositivi elettronici, in cui la sua dimensione prettamente cibernetica ha forgiato a proprio uso e consumo un modello umano svuotato della propria soggettivit\u00e0, attraversato costantemente da flussi di informazioni: \u201cla cibernetica produce la propria umanit\u00e0. Un\u2019umanit\u00e0 trasparente, svuotata dagli stessi flussi che l\u2019attraversano, elettrizzata dall\u2019informazione, connessa al mondo mediante una quantit\u00e0 sempre crescente di dispositivi. Un\u2019umanit\u00e0 inseparabile dal proprio ambiente tecnologico poich\u00e9 da lei costituito e attraverso di lui guidata. Ormai \u00e8 questo l\u2019oggetto del governo: non pi\u00f9 l\u2019uomo o i suoi interessi, bens\u00ec il suo \u00abambiente sociale\u00bb. Un ambiente il cui modello \u00e8 la citt\u00e0 intelligente. Intelligente perch\u00e9, grazie ai suoi recettori, essa produce l\u2019informazione il cui trattamento in tempo reale permette l\u2019autogestione. E intelligente perch\u00e9 produce ed \u00e8 prodotta da abitanti intelligenti\u201d (Comitato invisibile, Ai nostri amici, Cap.5, p.75).<br \/>\nIl testo del Comitato invisibile coglie questo modello di citt\u00e0 nel suo passaggio da citt\u00e0 ultra controllata, orwelliana si pu\u00f2 definire, con una massiccia presenza di dispositivi di ordine e controllo fedeli al modello teorizzato da Foucault in Sorvegliare e punire (in proposito consiglio la visione di Lost Highway (1998) di David Lynch, film paradigmatico nel suo mettere in scena un modello di citt\u00e0 definibile \u201cpanottica\u201d) e cos\u00ec facendo d\u00e0 una descrizione assai calzante del modello di citt\u00e0 messo in mostra nel film di Jonze: \u201cLa visione pi\u00f9 pietrificante e realistica della metropoli a venire [\u2026] \u00e8 invece quella che si \u00e8 sviluppata a priori \u00abcontro\u00bb questa visione orwelliana della citt\u00e0: delle \u00absmart cities\u00bb co-prodotte dai loro stessi abitanti (o comunque dai pi\u00f9 connessi tra loro). Un altro professore del MIT in viaggio in Catalogna si compiace di vedere la sua capitale divenire poco a poco una \u00abfab city\u00bb: \u00abSeduto nel pieno centro di Barcellona, vedo che si sta inventando una nuova citt\u00e0, nella quale chiunque potr\u00e0 avere accesso agli strumenti tramite i quali essa diviene completamente autonoma\u00bb. I cittadini, dunque, non sono pi\u00f9 dei subalterni, ma degli smart people; \u00abdei ricettori e generatori di idee, servizi e soluzioni\u00bb, come dice uno di loro. In questa visione la metropoli non diventa smart grazie alla decisione e all\u2019azione di un governo centrale, ma emerge<br \/>\ncome un \u00abordine spontaneo\u00bb, quando i suoi abitanti \u00abtrovano dei nuovi strumenti per fabbricare, collegare e dare senso ai propri dati\u00bb (Comitato invisibile, Ai nostri amici. p. 75-76)<br \/>\nTheodore\/Samantha Il personaggio di Theodere Twombly, e tutto ci\u00f2 che va a costituire la sua esistenza, appaiono paradigmatici in questo senso. In crisi esistenziale per la separazione con la moglie, \u00e8 alla disperata ricerca di un legame che gli permetta di disinteressarsi dell&#8217;ex e di tutto il bagaglio di ricordi e rimorsi che lo ossessionano. Anche il suo lavoro \u00e8 abbastanza indicativo: scrive lettere d&#8217;amore per conto terzi, o meglio, le detta al suo computer. Gli unici svaghi, una volta rientrato dal lavoro nel suo appartamento, sono videogiochi e una chat notturna per anime solitarie. Un&#8217;esistenza esemplificabile in due parole: finzione e fantasmi del passato. L&#8217;ingresso nella storia dell&#8217;OS Samantha introduce la tematica ampiamente presente nel cinema fantascientifico moderno e contemporaneo: quelle del cyborg e dell&#8217;intelligenza artificiale. Vivian Sobchack, in un suo saggio sul cinema di fantascienza (Vivian Sobchack, Spazio e tempo nel cinema di fantascienza. Filosofia di un genere hollywoodiano, Bononia University press, 2002) pone l&#8217;accento su alcuni aspetti che riguardano da vicino tale argomento. Da un lato la contemporaneit\u00e0 vede il verificarsi dell&#8217;idealizzazione del corpo umano come \u201cmacchina efficiente\u201d in una societ\u00e0 ossessionata dalla forma fisica con \u201csensualit\u00e0 culturale fondata sulla produzione corporea come produzione di corpi, e appare un erotismo androgino nel sudore, nell&#8217;allenamento e nell&#8217;idea di routine\u201d(Vivian Sobchack, Spazio e tempo nel cinema di fantascienza., cit., p.232). E del resto l&#8217;uso ormai diffuso di trapianti sta \u00abteorizzando noi stessi come cyborg\u00bb (J-L. Nancy sostiene che l&#8217;idea stessa del trapianto di organi, del fatto che la sopravvivenza di un corpo sia affidata ad elementi \u201cstranieri\u201d mette in crisi l&#8217;idea stessa di \u201cio\u201d e di \u201csoggettivit\u00e0\u201d. In proposito vedi: Jean-Luc Nancy, L&#8217;intruso, Napoli, Cronopio, 2006). Dall&#8217;altro, se \u00abl&#8217;epoca della riproducibilit\u00e0 tecnica\u00bb teorizzata da Benjamin ha minato lo status di unicit\u00e0 del prodotto artistico, nell&#8217;epoca della tecnica moderna teorizzata da Heidegger, che \u00e8 qui anche et\u00e0 della riproducibilit\u00e0 e replica elettronica, ad essere messo in discussione dalla trasformazione tecnologica \u00e8 l&#8217;essere umano stesso. Gli androidi protagonisti di molti film fantascientifici appaiono alla ricerca di una realizzazione emotiva, oltre che strumentale; e allora Samantha, al pari dei replicanti di Blade Runner (Ridley Scott, 1982), del calcolatore di 2001:A space odissey (Stanley Kubrick, 1968) come D3BO, l&#8217;androide dorato della saga di George Lucas, Star Wars, manifestano dubbi, provano desideri, si sentono smarriti e vivono contraddizioni esistenziali ben oltre i protagonisti umani. Sono \u00abpi\u00f9 umani degli umani\u00bb. In particolare il film di Scott, secondo Sobchack, metterebbe in scena attraverso i replicanti, un desiderio di vita talmente forte e talmente cosciente da costituire \u00absfida cos\u00ec eloquente e feroce all&#8217;umanit\u00e0\u00bb. Sono concetti che trovano una corrispondenza in alcuni scritti di Heidegger; in un studio sul concetto aristotelico di physis (\u03c6\u03b0\u03c3\u03b9\u03c2) risalente al 1939, scrive: \u00abTalvolta sembra che l&#8217;umanit\u00e0 corra all&#8217;impazzata verso questa meta: che l&#8217;uomo produca tecnicamente s\u00e9 stesso. Se ci\u00f2 riuscir\u00e0 l&#8217;uomo avr\u00e0 fatto saltare in aria s\u00e9 stesso, cio\u00e8 la sua essenza come soggettivit\u00e0, e l&#8217;avr\u00e0 fatta saltare in quell&#8217;aria dove l&#8217;assoluta assenza di senso vale come unico \u00absenso\u00bb, e dove il mantenimento di questo valore appare come il \u00abdominio\u00bb umano sul globo terrestre\u00bb (Martin Heidegger, Sull&#8217;essenza e sul concetto della \u03c6\u03b0\u03c3\u03b9\u03c2 (Aristotele, Fisica, B,1), in id. Segnavia, a cura di F. Volpi, Milano, Adelphi, 1987, p. 211)<br \/>\nLa cibernetica crea un essere umano privo di ogni traccia della propria interiorit\u00e0, un selfless self, un quantified self, perfettamente in grado solo di misurare e controllare ogni gesto, ogni passione, ogni legame. \u00c8 un io che cerca sempre ogni soluzione al suo esterno, mai all&#8217;interno. Pi\u00f9 cyborg del cyborg. E in effetti l&#8217;accusa principale che Cathrine (l&#8217;ex moglie) muove a Theodore \u00e8 di non essere in grado di sostenere e gestire emozioni reali, le proprie e quelle di chi gli sta accanto. Appare chiaro dunque che Theodore soffre di questa sua incapacit\u00e0, che \u00e8 anche impossibilit\u00e0 di stringere veri legami. La sua scelta di legarsi ad un dispositivo esprime, anche se in maniera iperbolica, ci\u00f2 che secondo Agamben sta alla base del proliferare e del successo dei dispositivi tecnologici, un fin troppo umano desiderio di felicit\u00e0: \u00abAlla radice di ogni dispositivo sta dunque un fin troppo umano desiderio di felicit\u00e0 e la cattura e la soggettivazione di questo desiderio in una sfera separata costituisce la potenza specifica del dispositivo\u00bb (Giorgio Agamben, Che cos&#8217;\u00e8 un dispositivo?, Roma, Nottetempo, 2006, p.26). Per riassumere, l&#8217;universo della cibernetica crea un&#8217;io assolutamente diviso tra svotamento della propria interiorit\u00e0 e ricerca della felicit\u00e0. Il finale del film, pi\u00f9 dolce che amaro, vede un Theodore assolutamente pacificato e rasserenato: l&#8217;uomo, dapprima sconsolato per essere stato abbandonato dal proprio sistema operativo, appare poi cambiato dall&#8217;esperienza. Scrive una lettera a Catherine, scusandosi per quei suoi atteggiamenti che li hanno fatti allontanare e spiegandole che tiene ancora a lei, pur accettando il fatto che hanno preso strade diverse. Il film si conclude con Theodore e l&#8217;amica Amy che si siedono sul tetto del grattacielo in cui vivono e osservano serenamente le luci della metropoli.<\/p>\n<p>Filmografia<\/p>\n<p>-2001:A space odissey (Stanley Kubrick, 1968)<\/p>\n<p>-Blade Runner (Ridley Scott, 1982)<\/p>\n<p>-Strange days (Kathryne Bigelow, 1995)<\/p>\n<p>-Lost highway (David Lynch, 1997)<\/p>\n<p>-Live Free or Die Hard (Len Wiseman, 2007)<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>&#8211; Giorgio Agamben, Che cos&#8217;\u00e8 un dispositivo?, Roma, Nottetempo, 2006<\/p>\n<p>-Walter Benjamin, L&#8217;opera d&#8217;arte nell&#8217;epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica, Torino, Einaudi, 1966<\/p>\n<p>-Paolo Bertetto, Microfilosofia del cinema, Venezia, Marsilio, 2014<\/p>\n<p>-Comitato invisibile, Ai nostri amici, Cap.5: Fuck off Google<\/p>\n<p>&#8211; Michel Foucalt, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Torino, Einaudi, 1976 Martin<\/p>\n<p>&#8211; Heidegger, Sull&#8217;essenza e sul concetto della \u03c6\u03b0\u03c3\u03b9\u03c2 (Aristotele, Fisica, B,1), in id. Segnavia, a cura di F. Volpi, Milano, Adelphi<\/p>\n<p>&#8211; Jean-Luc Nancy, L&#8217;intruso, Napoli, Cronopio, 2006<\/p>\n<p>&#8211; Vivian Sobchack, Spazio e tempo nel cinema di fantascienza. Filosofia di un genere hollywoodiano, Bononia University press, 2002<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Her \u00e8 un film del 2013 diretto da Spike Jonze, interpretato da Joaquin Phoenix e, solo per quanto riguarda la voce, da Scarlett Johansson, doppiata nella versione italiana da Micaela Ramazzotti. Il film ha ottenuto il Golden Globe per la regia e l&#8217;Oscar per la miglior sceneggiatura originale. 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