{"id":1036,"date":"2015-06-12T18:20:52","date_gmt":"2015-06-12T16:20:52","guid":{"rendered":"http:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1036"},"modified":"2015-06-12T18:38:21","modified_gmt":"2015-06-12T16:38:21","slug":"1306-la-catastrofe-che-e-gia-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?p=1036","title":{"rendered":"13\/06 LA CATASTROFE CHE E&#8217; GIA&#8217; QUI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/?attachment_id=1037\" rel=\"attachment wp-att-1037\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1037 size-medium\" src=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/06\/Locandina-Antropocene-300x300.jpg\" alt=\"Locandina Antropocene\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/06\/Locandina-Antropocene-300x300.jpg 300w, https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/06\/Locandina-Antropocene-350x350.jpg 350w, https:\/\/fucina62.noblogs.org\/files\/2015\/06\/Locandina-Antropocene.jpg 1180w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>LA CATASTROFE CHE E&#8217; GIA&#8217; QUI, LA CATASTROFE CHE NOI SIAMO<\/strong><\/p>\n<p>Discussione su Antropocene, economia e forma di vita a partire dal saggio di Deborah Danovski e Eduardo Viveiros De Castro &#8220;<em>La fine del mondo&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>SABATO 13\/06 H.18.00<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>CAMBIAPIANO Via Romanello da Forl\u00ec 40-Pigneto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLe epoche sono orgogliose. Ognuna si vuole unica\u00bb. Il vanto della nostra epoca consiste nel realizzare l\u2019accumulazione di una crisi ecologica, politica, energetica ed economica senza eguali da un secolo a questa parte. La cattiva notizia \u00e8 che quello che stiamo attraversando non \u00e8 l\u2019ennesima crisi del capitalismo, ma un crollo verticale dell\u2019<em>ethos occidentale<\/em>, cio\u00e8 del nostro modo di costruire, abitare, produrre e consumare.<\/p>\n<p>Il saggio di Deborah Danowski e Eduardo Viveiros De Castro intitolato <em>L\u2019arr\u00eat de monde<\/em>, che vogliamo presentare e discutere in un\u2019incontro pubblico, ci segnala che, in realt\u00e0, \u00e8 almeno da cinquant\u2019anni \u00abche la diagnosi clinica della fine della civilt\u00e0 occidentale \u00e8 stata stabilita e contrassegnata dagli eventi\u00bb. Metterla ancora in discussione costituisce solo una perdita di tempo e un modo per distrarsi. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da aspettare facendo affidamento sulla ripresa economica, sull\u2019applicazione del protocollo di Kyoto, sull\u2019utilizzo di energie pulite e sulle forme di produzione a basso impatto ambientale. Sperare ancora in tutto ci\u00f2 \u00e8 una follia, \u00abma \u00e8 soprattutto una maniera per distrarsi dalla catastrofe <em>che \u00e8 gi\u00e0 qui<\/em> e da parecchio tempo, dalla catastrofe <em>che noi siamo<\/em>, dalla catastrofe <em>che \u00e8 l\u2019Occidente<\/em>\u00bb. La fine del mondo non \u00e8 imminente, \u00e8 il presente. \u00abGi\u00e0 adesso ci situiamo <em>all\u2019interno<\/em> del crollo di una civilt\u00e0\u00bb, vivendo su di un ammasso di rovine. \u00ab\u00c8 qui che bisogna prendere partito\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;Antropocene \u00e8 la definizione che gli scienziati danno della nuova era geologica iniziata nel XVIII secolo, con la prima industrializzazione e con l\u2019affermazione del capitalismo. A partire da questo momento gli umani diventano essi stessi degli \u201cagenti geologici\u201d, al pari dei vulcani con la loro lava e dei fiumi con i loro sedimenti. L\u2019impatto stratigrafico degli umani \u00e8 per\u00f2 molto pi\u00f9 potente della forza erosiva degli oceani o delle eruzioni vulcaniche. La cosa pi\u00f9 interessante di questa definizione \u00e8 che essa ci dice che non c&#8217;\u00e8 nulla di naturale nella catastrofe attuale. \u00c8 il genere di vita umana che si \u00e8 affermata col capitalismo ad aver determinato il disastro in cui viviamo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che per De Castro e Danowski \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che per la prima volta sono le scienze \u00abdure\u00bb, le cosiddette \u00abscienze della natura\u00bb, a formulare in termini rigorosamente empirici un problema specificamente metafisico come quello della \u00abfine del mondo\u00bb. In sostanza, la \u00abfine del mondo\u00bb cessa di essere un astruso problema di teologia, o il \u00abfantasma\u00bb di antiche sette apocalittiche, per diventare una categoria dell\u2019esperienza dotata di evidenza empirica. L\u2019Antropocene \u00e8 un\u2019era, un\u2019epoca; un\u2019epoca che indica per\u00f2 la fine dell\u2019epocalit\u00e0 e della temporalit\u00e0, in quanto tali, per la specie umana.<\/p>\n<p>Come dicevano degli amici poco tempo fa, il disastro oggettivo serve innanzitutto a mascherare un\u2019altra devastazione, ancora pi\u00f9 evidente e massiccia: l\u2019esaurimento delle risorse spirituali e <span style=\"text-decoration: underline\">vitali <\/span>che colpisce il cittadino occidentale. \u00abSe ci si dedica tanto a dettagliare la devastazione dell\u2019ambiente, lo si fa anche per velare la spaventosa rovina dell\u2019interiorit\u00e0. Ogni marea nera, ogni pianura sterile, ogni estinzione della specie \u00e8 un\u2019immagine delle nostre anime in brandelli, un riflesso della nostra assenza dal mondo, della nostra intima potenza ad abitarlo\u00bb. Il malessere che viviamo, il dolore o la malinconia che sentiamo crescere, fanno interamente parte di quest&#8217;epoca, sono i sintomi di questa umanit\u00e0 malata.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del capitalismo contemporaneo \u00e8 creare una fantasmagoria in cui il cittadino, nonostante la catastrofe in corso, sia comunque portato a intravedere la possibilit\u00e0 di poter salvare il pianeta attraverso l\u2019energia pulita e il rispetto per l\u2019ambiente. I padroni hanno distrutto il mondo, adesso vogliono convincerci a lavorare noi alla sua ricostruzione. In nome dell\u2019ecologia e del benessere del pianeta bisogna insomma impegnarsi. Gestire l\u2019uscita dal nucleare, ridurre le eccedenze di Co2 nell\u2019atmosfera, fare la raccolta differenziata. Insomma, ecco quale dovrebbe essere il nostro fardello. \u00c8 in nome dell\u2019ecologia che bisogner\u00e0 d\u2019ora in poi tirare la cinghia, come si faceva fino a ieri in nome dell\u2019economia.<\/p>\n<p>\u00abMettere l\u2019umano al centro\u00bb \u00e8 stato il progetto della metafisica e della politica occidentale. Anche la sinistra, quando le si domanda in cosa consisterebbe la rivoluzione si affretta a rispondere: \u00abrestaurare l\u2019umanit\u00e0 perduta\u00bb. Quello che questa sinistra non ha compreso \u00e8 quanto il mondo sia stanco dell\u2019umano. Per De Castro, la ricerca sempre legittima di praticare politiche di liberazione dal capitalismo non deve essere pi\u00f9 legata \u00abal machismo antropologico della conquista epica della natura\u00bb e al significato che il XIX secolo ha attribuito alla nozione di \u00abprogresso\u00bb. Pensare il mondo come \u00abcapitale naturale\u00bb infinitamente sfruttabile e inesauribile \u00e8 ci\u00f2 che ci ha condotto sull\u2019orlo dell\u2019abisso. \u00ab\u00c8 venuto il momento di abbandonare la nave, di tradire la specie. Non c\u2019\u00e8 una grande famiglia umana che esisterebbe separatamente da ciascuno dei mondi, degli universi familiari, da ciascuna delle forme di vita che disseminano la terra. Non esiste un\u2019umanit\u00e0, vi sono dei terrestri e i loro nemici, ovvero gli Occidentali, di qualsiasi colore sia la loro pelle\u00bb.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende veramente interessante la ricerca di De Castro e Danowski \u00e8 la messa a fuoco delle posizioni che determinano lo svolgimento della guerra in corso. Una guerra tra chi vuole continuare \u00aba mettere al centro l\u2019umano\u00bb, a costo di rendere sempre pi\u00f9 invivibile il mondo, e chi ha scelto di \u00abmettere al centro la terra\u00bb, consapevole che per fare questo deve costruire una forma di vita fuori e contro questa civilt\u00e0. Il dibattito comincia qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA CATASTROFE CHE E&#8217; GIA&#8217; QUI, LA CATASTROFE CHE NOI SIAMO Discussione su Antropocene, economia e forma di vita a partire dal saggio di Deborah Danovski e Eduardo Viveiros De Castro &#8220;La fine del mondo&#8221;. SABATO 13\/06 H.18.00 CAMBIAPIANO Via Romanello da Forl\u00ec 40-Pigneto &nbsp; \u00abLe epoche sono orgogliose. Ognuna si vuole unica\u00bb. 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